Chi sono… ma forse sarebbe più esatto chiedere…chi avrei voluto essere?
Quando, nel 1973 a 14 anni, incoraggiata anche dagli insegnanti, proposi ai miei genitori di iscrivermi al liceo artistico, mio padre mi rispose “No, vorrei per te una scuola seria: o il liceo classico o il liceo scientifico”. E scelsi quello che mi parve, in quel momento, il meno peggio, lo scientifico.
Quando a 18 pensai di viaggiare o di studiare architettura, mi sentii dire: “Dovresti scegliere una facoltà seria, che ti assicuri un buon lavoro..” e così nel 1983 mi ritrovai triste farmacista, con il camice bianco e il mio onorevole distintivo a vendere aspirine e pappe alle neomamme.
Dopo aver chiuso i miei sogni creativi in un cassetto, ho intrapreso il bellissimo, anche se pieno di difficoltà, percorso di mamma. Con la nascita della mia seconda bambina, credo che dentro di me sia nata anche la consapevolezza di essere arrivata ad un bivio: dovevo realizzare qualcosa solo per me. Ero pronta, terreno fertile, per “l’incontro” con il decoupage.
Oggi “incontrare” il decoupage è facile: troviamo riviste, libri, siti, fiere di settore ma nel 1995 la realtà era ben diversa.
In una fornitissima libreria, fra i vari manuali, un testo inglese richiamò la mia attenzione.
Ancora oggi lo considero la mia “Bibbia” del decoupage.
Lo divorai mentre ancora allattavo Serena, e mi immaginavo già alle prese con vecchi oggetti da recuperare e trasformare.
Il fascino di questa tecnica rimane ancora oggi per me legato alle innumerevoli possibilità che offre di dare nuova vita ad oggetti dimenticati, inutilizzati e poco pregiati.
Sverniciavo, carteggiavo, stuccavo e decoravo tutto quello che riuscivo a recuperare in cantina, nella casa di campagna, nei mercatini: vecchi innaffiatoi zincati, secchi, sedie, brocche… con innumerevoli difficoltà a farmi capire nei colorifici per trovare i prodotti che l’autrice via via mi consigliava per colorare, per la doratura, per il craquelè.
Le carte da decoupage erano ancora merce rara, mi arrangiavo con fotocopie da libri d’arte o con comuni carte regalo.
Nelle ultime pagine del mio libro c’erano indirizzi di negozi specializzati in decoupage in Europa e l’unico italiano era proprio a Milano a 30 km da me.
Conobbi così Jocelyn che era stata allieva a Londra proprio dalla mia ispiratrice.
Acquistai da lei le prime carte inglesi e australiane, vidi i primi oggetti decorati e realizzati da autentici professionisti.
Era per me un’emozione continua che mi spingeva ogni volta a tornare a casa e a sperimentare qualcosa di nuovo.
La mia formazione scientifica mi tornò utile in quegli anni: in me la spinta creativa e il metodo di ricerca acquisito nei laboratori universitari, si fusero in un connubio vincente.
Sperimentavo instancabile, nonostante gli insuccessi, prodotti, soluzioni diverse, idee e spunti nati per caso: ed ecco le prime screpolature con la gomma arabica che a scaglie scioglievo nell’acqua calda, la laccatura con la gommalacca, la creazione dei colori pastello, fino a tempi più recenti il craquelè e il pittorico sottovetro… Ancora oggi che ho realizzato gran parte delle mie aspirazioni di creativa sono una farmacista, ma sicuramente molto meno triste di allora.
Tolto il camice bianco fuggo con gioia nel mio mondo dove posso esprimermi appieno, insegnando, creando, studiando nuove soluzioni ed effetti.. ed ora che ho uno spazio virtuale tutto mio dove comunicare con chi condivide le mie passioni, la mia vita non potrà che essere più stimolante e divertente.